DOGLIONI Giovanni, – vedi ACCADEMIE in:
Dizionario (A)

DONATO (San-) San Donato Vescovo, Taumaturgo e Patrono di Murano

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Il santo patrono di Murano è Donato il Taumaturgo, secondo alcuni vescovo di Évria, (Euria, Evorea), secondo altri Episcopo di Cusia. Entrambe le città si trovavano in Epiro, area che nel tempo in cui San Donato visse (sotto il regno di Teodosio I, alla fine del IV secolo) era posta tra le aree d’influenza latina e greca: infatti, se burocraticamente la regione sottostava all’Impero d’oriente, la sua dipendenza ecclesiale, tramite il Vicariato di Tessalonica, era soggetta al Patriarcato dell’Antica Roma. La vita e, soprattutto, i miracoli di San Donato d’Évria - Cusia vennero spesso confusi con quelli di un altro vescovo Donato, denominato d’Arezzo, che fu martire sotto Giuliano l’Apostata. Le agiografie dei due omonimi, infatti, furono composte per la gran parte in una città allora grecofona ed attualmente denominata Umbriatico, in Calabria. Qual era il nome antico della città? Evria (Euria, Ebria, Ebriatico, Umbriaticum): un’ulteriore omonimia generata dal fatto che la si narra fondata da alcuni rifugiati provenienti proprio dalla città dell’Epiro. Naturalmente, anche il Santo patrono della città calabra è Donato, ma si tratta dell’altro, il martire d’Arezzo che fu decapitato sotto Giuliano l’Apostata. Il “nostro” Donato, invece, non fu ucciso a causa della fede. Egli visse e morì serenamente. Il miracolo a lui attribuito che più si ricorda è quello che lo portò a sconfiggere un immane dragone che infestava la sua regione, divorandone abitanti e bestiame. Il Santo Vescovo affrontò la bestia in groppa ad un asinello e la uccise, si narra, con il solo segno della croce e con un colpetto del suo bastone. Il corpo del drago venne trasportato da otto paia di buoi per essere poi bruciato. Di questo miracolo si impadronirono anche i biografi del Donato “toscano” che glielo attribuirono, forse, con eccessiva leggerezza; per questo in alcune immagini che lo ritraggono egli vede spesso tra gli attributi un dragone morente ai suoi piedi, cosa che si dovrebbe invece fare più correttamente per il San Donato di Murano. Un altro miracolo spesso menzionato ed attribuito al patrono isolano, stavolta in maniera “esclusiva”, è quello secondo il quale egli fece sgorgare in un terreno arido una vena d’acqua che divenne laghetto solo scavando leggermente con la mano. Accanto alla polla miracolosa venne poi eretta una chiesa a lui dedicata. Egli morì dopo una tranquilla vecchiaia in una data da porsi tra il 387 e il 390, diventando il patrono dell’antico Epiro. Giustiniano pose sotto la sua protezione due fortezze Imperiali. Nel VI secolo, a causa delle invasioni avaro-slave, le reliquie di San Donato il Taumaturgo vennero trasportate a Cassiope o Cassopo, nell’isola di Corfù, dai profughi guidati da un vescovo chiamato Giovanni che le pose nella chiesa di… San Giovanni. Si tentava così di trapiantare nell’isola, tramite le memorie religiose e storiche, le antiche radici del nucleo d’origine. Per ragioni attualmente sconosciute, le spoglie del santo figuravano custodite nei primi decenni del XII secolo nella vicina Cefalonia, tanto da far supporre ad alcuni - due tra tutti Flaminio Corner ed Antonio Niero, quest’ultimo autore di una Guida della Basilica di San Donato - che si potesse trattare di un altro San Donato. Anch’egli visse sotto un Teodosio (probabilmente il secondo, però, che regnò fin da bambino dal 408 al 450) cui liberò dal male una figlia indemoniata, ed anch’egli fu uccisore di un drago, stavolta con uno sputo, o con un miracoloso afflato. Comunque sia, da Cefalonia le spoglie di San Donato, indicate per miracolo ai veneziani da una croce e da un soavissimo odore, vennero ulteriormente traslate nella chiesa di Santa Maria Madre di Dio di Murano, il 7 agosto del 1125 o del 1126, dal doge Domenico Michiel (dogado: 1118 – 1130) di ritorno dalla spedizione triennale in Palestina. Fu da allora che la Chiesa Matrice di Murano affiancò al nome di Maria quello del Taumaturgo che diventò successivamente il patrono dell’isola. Anche un borgo assumerà come protettore “eponimo” il Santo dell’Epiro: San Donà di Piave. Assieme ai resti del Santo vennero poste a Murano alcune ossa del famigerato dragone ucciso (che in realtà sembrano appartenere ad un cetaceo). Il corpo del Santo è attualmente posto sull’Altare Maggiore della chiesa. Il calendario liturgico veneziano e il Martirologio Romano segnalano come dies natalis del Santo il giorno 30 aprile (ma Cesare Baronio in un’edizione del Martirologio gli attribuisce erroneamente anche un’altra data, il 29 ottobre, e un altro nome: Donato di Cassiope, dalla città di Corfù che ne ospitò le spoglie dopo la traslazione dall’Epiro). Inoltre, un altro giorno “speciale” per San Donato d’ Évria, commemorato in tutta la diocesi torcellana, è quello relativo alla positura delle sue spoglie a Murano, come detto il 7 agosto 1125 o 1126. In un documento del 1348 citato dal preziosissimo Luigi Zecchin si parla di un saldo da versare da un padrone entro il 7 agosto, ossia "... in festo sancti Donati de Murano". Data che degnamente conclude questa parte dedicata alla biografia di San Donato di Évria, costellata di omonimie e coincidenze: difatti lo stesso giorno, il 7 agosto, ma del 362, fu decapitato San Donato d’Arezzo.

Un capitolo a parte è da dedicare ad un Sigillo dedicato a San Donato, protagonista di un'accesa diatriba nel XVIII secolo. L'abate Silvestro Zuffi alias Filonomo Gerapolitano, principiava un suo trattato, Lettera di Filonomo Gerapolitano a Filarcheo Aspitranotico intorno allo stemma della comunità di Murano, pubblicato nel 1759, con un tono piuttosto sarcastico, usato nei confronti di un certo Salmone Casto – Nido, reo, a detta del prelato, di aver spacciato per originale un’antica immagine dello stemma isolano consistente in un gallo ai piedi del “…Santo Vescovo d’Euria Donato…” (sotto).


Impressione del Sigillo di San Donato (probabilmente XV secolo):
"+ S. COIS.MVRANI + S.DONATE:ORA:P POPVLO "
"Sigillum Communitatis Murani + S. Donate: Ora Pro Populo (2)

L’immagine in questione è l’impressione di un antico sigillo, o presunto tale, che Salmone Casto – Nido, al secolo il monaco Camaldolese Anselmo Costadoni, donò a Flaminio Cornaro o Corner, senatore veneto, a sua volta celato sotto le arcadiche spoglie del destinatario della letterina dissacratoria, Filarcheo Aspitranotico. Il Cornaro pubblicò l’impressione dell’antico sigillo nel suo Ecclesiae Torcellanae Ecclesiae Torcellanae antiquis monumentis nunc etiam primum editis illustratae, pars tertia et ultima, Venezia 1749, suscitando le ingiustificate ire del buon Filonomo.
Come detto, l’abate sembra più interessato ad insolentire il povero Salmone Casto – Nido che a trattare dello stemma di Murano, soggetto della sua monografia in forma di “lettera aperta”. Per fare ciò, egli dichiara falso il regalo che don Anselmo fece al Cornaro e lo fa con dotte argomentazioni inerenti il simbolo araldico e il santo protettore di Murano. Entrambi, infatti, sono presenti nel sigillo. I motivi di tanta acredine dissacratoria sembrano non doversi attribuire ad una sorta di bisogno impellente di stabilire quale fosse la verità araldica riconducibile allo stemma isolano o quella agiografica relativa al santo vescovo e alla sua successiva adozione da parte dei muranesi quale loro protettore, ma ad una precedente “…lite di rivalità fra la Chiesa di Santo Stefano e quella di S. Donato di Murano nella quale essendo stato chiamato il Costadoni a conoscere della legalità o meno di una Carta la tenne per legale e giudicò a favore della Chiesa di S. Donato…” a scapito, naturalmente, della controparte, la Chiesa di S. Stefano, pieve dello Zuffi. Da qui l’aspra vendetta epistolare nei confronti del Costadoni. Vendetta epistolare stigmatizzata, peraltro, da molti uomini illustri. Emmanuele Antonio Cicogna difende così la autenticità dell’impressione e del relativo sigillo:”…E quanto al sigillo aggiungerò io due notizie comunicatemi dall’illustre amico mio dottore Vincenzo Lazzari. Nell’opera di Odoardo Melly intitolata Beträge zur Siegelkunde des Mittealters. Vienna 1846 pag.116 avvi la impressione del detto sigillo colle parole all’intorno sovrariportate, e si dice: 'bella scrittura gotica tra lineette di perline; notevole l’epigrafe in due periodi. Nella metà superiore del suggello vedesi S.Donato, fino al petto, nimbato e mitrato colle infule pendenti sopra le spalle. Singolarissimo n’è il pallio. Colla destra benedice, e stringe nella manca il pastorale; ambe le mani ha coperte di lunghi guanti. Nella metà inferiore un gallo incedente verso la destra. Il lavoro è buono, la forma rotonda, il diametro due pollici. Il sigillo originale in bronzo trovasi nella raccolta dello Smitmer (tab. A. 58); e negli Opuscoli dell’Heumann è disegnato nella tav. IV n. 52. Lo Smitmer gli assegna l’anno 1450.' ” (3). Vorrei ultimare questi pettegoli accenni alla polemica tra lo Zuffi ed il Costadoni, facendo presente che quest’ultimo aveva preparato una risposta adeguata agli insulti, ma venne dissuaso da ogni proposito bellicoso dallo stesso Corner e da altri miti consigli di Domenico Maria Manni. Giannantonio Moschini definisce “paradossi ed insolenze…” le argomentazioni dello Zuffi nel suo: Della Letteratura Veneziana del Secolo XVIII fino a’ nostri giorni, Tomo secondo, Venezia, Stamperia Palese, 1806, pp. 222 e 223. “Polemiche disgustose…” furono definite dall’abate Jacopo Bernardi le frasi dirette al Costadoni dallo Zuffi nella sua biografia sul Camaldolese raccolta assieme ad altre, scritte da diversi autori, in: Biografia degli italiani illustri nelle scienze, lettere ed arti del secolo XVIII e de’ contemporanei compilata da letterati italiani di ogni provincia, pubblicata a cura del professore Emilio De Tipaldo, Venezia, Tipografia di Gio. Cecchini, 1845, volume decimo, p.58.

(1) Ho scelto di rappresentare il Vescovo Donato in fogge "orientali", anche se posteriori alla sua vita terrena, per meglio rappresentarne le sue origini. Egli indossa un Felon trapuntato da una scacchiera di croci e l'Omophorion, anch'esso costellato di grandi croci. Davanti, la stola vescovile appare decorata con fregi e frange. Alle spalle, gli attributi del Dragone e quello della sorgente d'acqua. Tra le mani di San Donato, la chiesa di Murano a lui dedicata.

(2) Riproduzione tratta da: Flaminio Cornelio (Corner), Ecclesiae Torcellanae antiquis monumentis nunc etiam primum editis illustratae, pars tertia et ultima, Venezia, 1749.

(3) I brani riportati sono tratti da Emmanuele Antonio Cicogna, Delle inscrizioni veneziane, raccolte ed illustrate da Emmanuele Antonio Cicogna di Venezia, Venezia, editore l’autore, 1853, vol. VI, ristampa fotomeccanica, Sala Bolognese, Arnaldo Forni Editore, 1983, pp. 513 e 514.

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Dizionario di Murano
Pagina tratta dal Sito Isola Invisibile - La Murano della Memoria
A cura di Marco Toso Borella